Marco Biancardi, CEO di Anteklab, è una figura chiave nel percorso di crescita e trasformazione di aylook. Con una visione che unisce innovazione tecnologica e attenzione alle persone, Marco guida l’azienda verso un modello in cui la tecnologia si sposa con la cultura del progetto e la formazione continua. Dopo l’incontro esclusivo a Mantova con i partner dei Club dei 10 e dei 10 Young, Marco condivide con noi le sue impressioni sull’evoluzione del brand, le sfide attuali del mercato della sicurezza e l’importanza di costruire relazioni basate su fiducia e confronto autentico. Un racconto che va oltre il prodotto, per raccontare un progetto umano e un ecosistema in costante crescita.

Dopo due giorni di lavori a Mantova con i partner selezionati di aylook, che impressioni ti porti a casa da questo meeting del Club dei 10 e del Club dei 10 Young?
Quello che mi porto, prima di tutto, è un grande senso di unione. Sono stati due giorni in cui il confronto è stato vero, autentico, e anche molto diretto, proprio come piace a noi. Non era un evento aperto a tutti: abbiamo voluto creare uno spazio esclusivo, dove potersi parlare con franchezza, condividere idee, visioni, ma anche dubbi e difficoltà. Il Club dei 10 e il Club dei 10 Young rappresentano due anime della stessa famiglia: quella dei partner che credono nella qualità, nella formazione continua, e nella responsabilità che il nostro lavoro comporta.
A Mantova abbiamo parlato molto di tecnologia, ma anche di persone, di fiducia, di coraggio. La sensazione più forte è che, pur provenendo da esperienze e generazioni diverse, condividiamo tutti un obiettivo comune: migliorare il mondo della sicurezza, renderlo più intelligente, più accessibile e più vicino alle esigenze reali dei clienti. E per farlo, c’è bisogno di un ascolto attivo, non di soluzioni preconfezionate.
aylook è un brand che in questi anni ha vissuto una profonda evoluzione. Come la racconteresti oggi, dopo questo incontro?
aylook è nata da un’intuizione tecnica, ma si è trasformata in un progetto umano. All’inizio eravamo concentrati sull’aspetto tecnologico. Poi, man mano che cresceva il mercato e crescevano le richieste, abbiamo capito che non bastava costruire buoni prodotti: dovevamo costruire anche un metodo, una visione, una cultura. E soprattutto dovevamo costruire relazioni.
Oggi aylook è un ecosistema: ci sono i dispositivi, certo, ma ci sono anche i corsi, il supporto tecnico, la consulenza, il dialogo continuo con chi ogni giorno installa, configura, e vende le nostre soluzioni. E c’è un’identità precisa, che non è quella della multinazionale distante e impersonale, ma di un brand italiano che sa coniugare innovazione e concretezza, rigore e flessibilità. Siamo cresciuti con il mercato, ma non ci siamo mai snaturati. E questo, lo dico con orgoglio, è il nostro vero punto di forza.
Durante l’incontro si è parlato delle nuove sfide del mercato della sicurezza. Quali ritieni siano le principali oggi?
Oggi il mercato della sicurezza è pieno di contraddizioni. Da un lato c’è un’enorme disponibilità di tecnologie avanzate: AI, edge computing, cybersecurity, automazione dei processi. Dall’altro lato, c’è spesso una difficoltà enorme a tradurre queste tecnologie in soluzioni efficaci, semplici, sostenibili. Il rischio più grande è l’ipercomplessità. A volte vedo installazioni che sembrano più un esercizio di stile che una risposta concreta a un problema reale.
Le sfide vere sono tre: la consapevolezza, la scalabilità e l’integrazione. La consapevolezza riguarda la responsabilità che abbiamo nel trattare dati, immagini, informazioni sensibili. Non possiamo ragionare solo in termini tecnici: dobbiamo pensare anche a etica, normativa, privacy. La scalabilità riguarda la capacità di costruire soluzioni che crescano con le esigenze del cliente, senza dover rifare tutto da capo ogni volta. E l’integrazione riguarda la capacità di far dialogare sistemi diversi, di abbattere le barriere tra mondi – videosorveglianza, controllo accessi, antintrusione – che troppo spesso sono ancora trattati come compartimenti stagni.
Quali intuizioni sono nate dal confronto con i partner durante questi due giorni?
Una delle cose che mi ha colpito di più è la lucidità con cui molti partner hanno saputo leggere il mercato. Nonostante la complessità del momento, c’è una consapevolezza nuova, una maturità che mi ha davvero colpito.
Un’intuizione forte emersa dal confronto è l’importanza di investire nella progettazione. Troppo spesso si cerca la soluzione più veloce o più economica, trascurando l’analisi preliminare. Invece, la qualità del risultato dipende dalla qualità delle domande che ci facciamo all’inizio del processo. Su questo, credo che aylook possa giocare un ruolo fondamentale: aiutare i partner a fare le domande giuste, a costruire progetti su misura, a portare valore reale sul campo. aylook si rivolge a installatori professionisti che vogliono offrire un servizio completo e di valore: integra più funzioni in un’unica piattaforma, per garantire al cliente finale massima sicurezza e controllo.
aylook è anche un brand che fa formazione. Quanto pesa questo impegno nel vostro modello di crescita?
Per noi la formazione è centrale, non è un’attività accessoria. Non esiste crescita tecnologica senza crescita culturale. Il nostro settore si evolve rapidamente: quello che ieri era all’avanguardia, domani è già obsoleto. Ma la differenza vera la fa chi sa leggere il cambiamento e interpretarlo. Per questo non ci limitiamo a insegnare l’uso di un prodotto: vogliamo dare strumenti per pensare, per anticipare i bisogni, per scegliere in modo consapevole.
Facciamo corsi tecnici, ma anche incontri strategici come quello di Mantova. Formiamo i nostri partner, ma impariamo anche da loro. La formazione è uno scambio continuo. In aylook non c’è mai un “noi” che insegna e un “voi” che impara: c’è un “insieme” che cresce. Ed è questo, credo, il vero cuore della nostra comunità. Affrontiamo anche temi che esulano direttamente dal nostro ambito, ma che sono fondamentali per chi lavora nel settore. Un esempio è la nuova norma CEI 79-03 sull’antintrusione, che introduce l’IIS (Indice Integrativo di Sicurezza): un elemento chiave per progettare impianti più consapevoli e orientati al rischio. Ne ho parlato in questo articolo
Guardando al futuro, quali sono le direzioni che aylook vuole esplorare?
Continueremo a investire in tecnologia, certo. Stiamo lavorando su nuovi algoritmi di analisi video, su sistemi sempre più aperti e flessibili. Ma soprattutto continueremo a investire nelle persone: nei partner, nei tecnici, nei progettisti, negli installatori. Vogliamo che ogni persona che lavora con aylook si senta parte di un progetto più grande, non solo un cliente. Da sempre in aylook crediamo nell’integrazione tra sistemi e nella costruzione di soluzioni su misura: non ci limitiamo a offrire prodotti, ma progettiamo risposte personalizzate alle reali esigenze del cliente—un approccio che ci distingue in un mercato spesso standardizzato.
Vogliamo essere un punto di riferimento solido in un mercato in trasformazione. Non per inseguire le mode, ma per costruire soluzioni durature. I due giorni a Mantova ci hanno confermato che siamo sulla strada giusta. E ci hanno dato energia per alzare ancora l’asticella.


